martedì 17 gennaio 2012

Bastano poche parole in cinese per avviare una accoglienza calda e professionale

La lingua cinese, come tutti sanno,  è molto complicata. Prevede quattro diversi toni, variando i quali cambia il significato delle parole, come aveva perfettamente compreso Matteo Ricci, il primo sinologo occidentale, già alla fine del 1500, quando scriveva “la lingua cinese parlata presenta così tante ambiguità che molti suoni significano più di mille cose, e a volte l’unica cosa che li distingua è il modo di pronunciarli, il tono più alto o più basso della voce, attraverso quattro livelli di altezza”.  La parola “maad esempio a seconda del modo in cui viene pronunciata può significare: madre, canapa, cavallo, o rimproverare.
Personalmente mi faccio coraggio quando penso che solo poco più del 50% dei cinesi parla correttamente il cinese mandarino.
In Cina vi è la convinzione che per gli occidentali sia quasi impossibile imparare il cinese; e risulta perciò graditissimo ogni tentativo da parte degli interlocutori occidentali di pronunciare qualche espressione in cinese. Se ad esempio un albergatore impara a dire buongiono, benevenuti, grazie, e poco di più, scoprirà che gli ospiti cinesi saranno piacevolmente sopresi e magari anche "conquistati".




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