giovedì 3 maggio 2012

La lingua italiana è più sintetica del cinese?




Ho letto un interessante articolo di Nicola Castaldo, che vi ripropongo in sintesi:  
Qual è la lingua più adatta a Twitter? La risposta è il cinese, stando a quanto afferma, un po’ laconico, l'Economist in un articolo pubblicato venerdì 30 marzo. Nel pezzo in questione, il settimanale britannico stila una classifica delle lingue più concise e dunque, almeno secondo l'Economist, più adatte al micro-blogging. (...) Ma è realmente così? Lo studio pubblicato dall’Economist sull’idioma più adatto al micro-blogging si basa su presupposti linguisticamente sbagliati. Una cosa è la sinteticità, un’altra è la contrazione lessicale e sintattica del linguaggio da social network. (..)
L'avvento di internet sta contribuendo alla nascita di un nuovo registro linguistico semplificato che ben si adatta alla velocità della comunicazione in rete: si pensi a “cmq” al posto di “comunque”, “xò” invece di “però” o “xkè” come contrazione di “perché”. Si potrebbe continuare per ore con infiniti esempi: “6” in vece di “tu sei” o l'uso della “k” al posto del “ch”. Ma il mondo è rotondo e andando avanti prima o poi si finisce per tornare al punto di partenza, cosicché la frase “Sao ko kelle terre per kelli fini que ki contene trenta anni le possette parte Sancti Benedicti” potrebbe tranquillamente sembrare il contenuto di un sms di qualche adolescente contemporaneo, mentre è il primo frammento conosciuto della lingua italiana scritto da un contadino di Montecassino nel 960 d.C. (...)"

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