lunedì 28 maggio 2012

Turismo cinese: una Case History e qualche consiglio

Gentile Prof. Dall'Ara, seguo sempre con molto interesse il Suo blog, e il dibattito delle Dott.se Girardi e Trevisan ha posto una domanda importante ovvero, i cinesi sono dei turisti con una minima capacità di spesa, di bassa levatura culturale, e tendenzialmente superficiali? Questa è una domanda che si pongono molti tour operator italiani indecisi se puntare o meno sul mercato turistico incoming cinese in forte crescita. Perchè attrezzarsi ad accogliere migliaia di turisti cinesi, se poi questi spendono poco e optano sempre per soluzioni di viaggio al ribasso? Che il turismo cinese al momento in Italia sia della qaualità ben descritta dalla Dott. Girandi è una verità incontrovertibile. Per mettere un pò più di carne al fuoco riporto un case-study che indica un'exit strategy da questo tipo di turismo sterile.Tale case-study dimostra che in realtà il turista cinese come lo conosciamo oggi è superficiale e disposto ad una soluzione di viaggio molto economica non per sua volontà, ma per mancanza di scelte migliori sul mercato, e soprattutto per la completa assenza di promozione turistica del nostro territorio in terra cinese.
Una piccola agenzia taiwanese, la “The One”( 藝術風格旅行社,travel.theonestyle.com ), propone annualmente, da circa quattro anni ormai, quattro pacchetti per l’Italia verso destinazione meno note ai più qui in Oriente: Trentino Alto Adige, Sicilia, Piemonte. I pacchetti comprendono piccoli borghi come Barolo ed Alba (Cu), Cortina d’Ampezzo, Cinque Terre, ecc. Ogni giorno è previsto un pranzo o una cena in un ristorante del Gambero Rosso, il pernottamento è invece organizzato in hotel d’eccellenza. Il gruppo non supera i 25 turisti in modo da offrire al consumatore il miglior servizio possibile. Un pacchetto di nove-dieci giorni ha un costo di 3000 euro escluso il biglietto aereo.
Ora è d’obbligo la domanda: come è possibile che questa piccola agenzia riesca a vendere un prodotto assolutamente non economico, e molto ricercato-originale negli itinerari e nell’accomodation? Il segreto sta nell’ottima strategia di comunicazione e promozione, e nella scelta di affidarsi ad un’accompagnatrice taiwanese che oltre a conoscere bene l’Italia con la sua cultura e cucina, capisce anche molto bene cosa si aspettino i suoi clienti dall’Italia. Riesce pertanto a condizionarne le scelte, a coinvolgerli in una nuova esperienza di viaggio, a farli spingere oltre le solite mete turistiche italiane. Quindi l’impiego di un mediatore culturale nella creazione dei pacchetti e l’efficace promozione turistica, possono creare nuove tendenze di viaggio e quindi intercettare o modellare un nuovo tipo di turista cinese.
Ipotizziamo che il modello dell’agenzia viaggi “The One” fosse applicato su grande scala. Immaginiamo che il Ministero del Turismo o l’Associazione Italiana Tour Operators costituiscano un team di esperti di marketing turistico e mediatori culturali che conoscono la cultura cinese e il modo di viaggiare dei cinesi. Questo team oltre a costruire nuovi pacchetti viaggio, struttura anche tutta la campagna di promozione turistica per far conoscere le nuove destinazioni, e per creare tra i turisti cinesi un nuovo pathos, abituandoli ad un nuovo modo di viaggiare in Italia. L’Enit invece di limitarsi a tradurre in cinese le bronchures che ha già pubblicato in passato per il mercato americano-europeo, progetta dei nuovi materiali a mezzo carta stampata o digitali (websites, blogs) interamente ideati avendo in mente il turista cinese. Inoltre, addestriamo in Italia figure professionali, quali accompagnatori, guide, receptionists pronti ad accogliere il turista cinese, a farlo sentire il turista più apprezzato e voluto in Italia. Quali protrebbero essere i risultati? Difficile per me prevederlo, ma magari Lei avendo molto più dati di me a disposizione e una maggiore conoscenza delle dinamiche del marketing turistico, potrà fornirci un prezioso feedback.
Giancarlo Zecchino


Caro Zecchino, grazie del bel commento e del caso che ha illustrato; condivido tutto. I temi sono quelli che ha toccato lei. In un mercato enorme come la Cina sono tante le tipologie di turismo possibili e molto dipende da noi: dal Trade, dagli Enti Pubblici, dagli operatori dell'ospitalità... Certo se andiamo in Cina pensando di andare alla BIT, se non abbiamo il coraggio di presentare proposte innovative e in modo adeguato alla cultura cinese, è meglio lasciar perdere. Se gli operatori turistici italiani pensano che qualcuno servirà loro la Cina su una vassoio d'argento, inevitabilmente si svilupperà quel modello Venezia che ci ha raccontato Cristina Girardi. Cerchiamo di recuperare un pò di umiltà, di spirito pionieristico (quello che ha fatto di noi - in passato - la prima meta mondiale nel turismo), e un pò più di coordinamento. Questo Blog ha testimoniato l'esistenza di tante nuove realtà, alcune giovanissime, che hanno tutte le carte in regola. Per quello che posso io ci sono. Venerdì prossimo sono ad un convegno su questi temi a Roma, ma avrò solo una mezzoretta per parlare, se vi interessa vi dò appuntamento a Milano il 21 giugno, per parlare del turismo cinese. Giancarlo Dall'Ara


L'immagine è tratta da qui: 
http://www.thepostinternazionale.it/2012/05/la-storia-della-cina-raccontata-nei-poster-di-propaganda-dal-1949-a-oggi/

5 commenti:

  1. Inserisco con piacere le puntualizzazioni di Carlotta Trevisan:
    Gentile Zecchino,
    il suo è un commento interessante, tuttavia c'è una differenza direi quasi abissale tra il turista taiwanese e il turista proveniente dalla Cina Popolare. L'antico passato di questi due popoli è lo stesso, ma gli ultimi 60 anni di storia ne hanno radicalmente cambiato usi e costumi. I primi hanno avuto un'influenza occidentale/americana, hanno beneficiato di maggiore apertura verso la conoscenza del mondo al di fuori dei loro confini;i secondi sono stati costretti alla chiusura delle frontiere e, ahimè, di libri e musei fino a poco meno di 20 anni fa.
    Il problema è quindi alla base. Il taiwanese apprezza i piccoli villaggi delle Cinque Terre o del Trentino, perché ha già viaggiato tanto e spesso; ha superato già da molto tempo la fase della scoperta, ora si concentra sulla ricerca delle particolarità e riesce ad apprezzarla.
    Il "mainland chinese" invece è il turista che viaggia per la prima volta fuori dai confini di casa sua; il prof. Dall'Ara forse potrà indicarci che è alta la percentuale dei cinesi che arrivano in Europa come primo viaggio "estero" della loro vita. Forse, come dice giustamente lei, non hanno la possibilità di usufruirne perché i T.O. cinesi non danno questo tipo di offerta. Ma se iniziassero a darla, il turista cinese la capirebbe e sarebbe invogliato a viaggiare alla ricerca di barolo e tartufi? io ne dubito...
    Cordiali saluti,
    Carlotta Trevisan carlotta@chinarancia.com

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  2. Gentile Dott.ssa Trevisan,
    non Le nascondo il piacere di ricevere un feedback da parte di una professionista affermata sul mercato cinese quale Lei è. Anche io solitamente cerco di evitare dei giudizi assoluti sul mondo cinese in quanto si tratta di una realtà troppo immensa, dove le generalizzazioni risultano poi essere un drawback nelle valutazioni.
    Seppure le ragioni storiche da Lei sottoposte riguardanti la differenza tra la realtà cinese e quella taiwanese siano una verità assoluta, La pregherei di valutari i presenti dati:
    1. La velocità di crescita economica e culturale della Cina degli ultimi ventanni è stata tale da azzerare in poco tempo il gap storico con Taiwan. Inoltre, siamo ormai nell’epoca della Rete dove informazioni e trend si diffondono in un non niente, accellerando di molto i processi storici, con una velocità tale che adesso è Taiwan a guardare alla Cina per emulazione, e non più il contrario.
    2. Il volume di affari di Barolo e Tartufo d’Alba dimostrano che in Cina c’è già un mercato pronto da mietere. Certo, non rappresenta la totalità dei cinesi, ma come dicevamo, la Cina è un continente troppo grande. Per individuare e selezionare le tendenze dei suoi consumatori sarebbe necessaria una ricerca quantitativa, che lasciamo però a chi sarà disposto ad investire in Cina.
    3. La inviterei inoltre a leggere l’articolo “Perchè i turisti cinesi amano solo Roma-Venezia-Milano” che troverà al seguente link:
    http://www.formosa-jc.blogspot.com/2012/05/perche-i-turisti-cinesi-amano-solo-roma.html
    Nel suddetto articolo riporto un’altra esperienza diretta che dimostra quanto il turista cinese sia influenzabile, a prescindere che si tratti del primo o del secondo viaggio della sua vita.
    Ringrazio nuovamente il Prof. Dall’Ara per lo spazio che ci offre su questo blog, e mi spiace che non potrò accettare il Suo invito al convegno di giugno in quanto sarò all’estero per ragioni di lavoro.
    Giancarlo Zecchino

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  3. Visto che sono stata citata, non posso sottrarmi dall’inviarvi un mio commento!
    Mi sono piaciuti gli interventi di Zecchino e di Trevisan dei quali condivido la maggior parte dei temi affrontati. Però, se è vero che il modello dell’agenzia “The One” funziona per tutta una serie di motivi (non ne sono stupita), è altrettanto vero che questo testimonia che l’unico prodotto vendibile in modo professionale sia soltanto quello ricercato e costoso, se ti va bene. E tutto il resto? Come si spiega che i nostri operatori debbano essere accreditati dal governo cinese per tentare di lavorare con i turisti cinesi (secondo me con scarsi risultati) e qui da noi invece esiste la massima libertà d’azione per gli operatori cinesi che nella maggior parte dei casi non seguono le regole del nostro paese?
    Mi dispiace insistere ma questo è un nodo cruciale: finché ci sarà la volontà politica ed economica di mantenere lo stato attuale, possiamo soltanto aguzzare l’ingegno e tentare la fortuna come la citata “The One” che guarda caso è l’ennesima agenzia non italiana che utilizza personale non italiano che però conosce molto bene il nostro paese….

    In realtà, quello che più temo quando sento parlare di offerta turistica a misura cinese mi viene subito in mente l’offerta a misura inglese che ho visto in Grecia nelle isole ioniche: tutti gli alberghi in riva al mare hanno la piscina dove gli inglesi possono fare il bagno (lasciando il mare a disposizione di tutti coloro che lo amano), gli appartamenti sono tutti dotati di thermos per il tè e poi se vuoi fare una visita guidata dell’isola hai solo operatori inglesi con accompagnatore inglese che ti descrive com’era la Grecia prima e dopo l’arrivo dei colonizzatori inglesi che ovviamente hanno costruito strade e portato la civiltà. Di greco in tutto questo c’è la magnifica location (come si usa dire) e qualche ristorante che ancora non si è convertito in pub dotato di schermo per vedere le partite di calcio inglesi. E’ questo lo scenario che ci si prospetta con sempre maggiore evidenza?
    Cristina Girardi

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  4. Ho avuto modo di confrontarmi con Cristina Girardi su questi temi, e la ringrazio nuovamente per averli sottolineati. In effetti lo scenario che lei descrive è il più probabile se Governo, Regioni, Enti turistici e territoriali e Trade non fanno ognuno la propria parte. Ho studiato il caso francese pochi anni fa, proprio quando questo stesso identico scenario si stava profilando; tutto sembra confermare quanto Cristina Girardi scrive. Ciò detto sono molte le variabili che secondo me possono contribuire ad evitare questa situazione (che Cristina ha definito il modello Venezia"). In primis l'evoluzione rapida della domanda cinese ricordata da Zecchino, ma che sono certissimo Cristina e Carlotta verificano nel quotidiano. Io ho letto delle indagini sul grado di insoddisfazione dei turisti cinesi in viaggio per la prima volta in Europa nei tour che ben conosciamo! Anche i T.O. cinesi dovranno prenderne atto. Daltronde i turisti cinesi che vogliono visitare un solo paese e "in profondità" esistono già (2a generazione di turisti). Inoltre va considerato l'impatto del web e in particolare dei Social Network, già ora molto utilizzati - soprattutto dai giovani - per informarsi e per leggere opinioni e commenti. Vi è poi il tema dei visti che aprirebbe finalmente al turismo individuale. E altro ancora. Certo se i decisori italiani invece di inventarsi azioni promozionali paradossali, creassero un tavolo di lavoro ascoltando la Girardi, Zecchino, la Trevisan e tanti altri che il turismo cinese lo conoscono davvero....

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    1. Grazie a tutti di questo interessante dibattito, peccato non poter essere a Roma per il convegno del Prof. Dall'Ara.
      Un incoraggiamento per Cristina: sono certa che le opportunità per noi operatori/professionisti non mancano e non mancheranno; l'importante è non diminuire la qualità del nostro servizio e non dimenticare che le guanxi dirette con la Cina sono fondamentali! 加油!
      Carlotta Trevisan

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