venerdì 13 luglio 2012

Molti albergatori pensano che la Cina sia un mercato poco appetibile



"Domanda: Giancarlo, tu stai dando molta importanza al mercato cinese, come mai ? molti hotel pensano che sia un mercato seppur importante ma che prenota strutture "medio-basse" ed in periferia, quindi poco appetibile, è un pensiero errato?
Risposta: Ho sempre cercato di monitorare i mercati esteri, e anche oggi cerco di seguire quelli principali in Europa, in America e in Asia. Ma la Cina è un caso a sé stante. Non ho mai pensato che la Cina sia la soluzione dei problemi del turismo italiano. Ma è un mercato che ha ritmi di cambiamento e di progressione formidabili, che non erano mai stati registrati nella storia del turismo. L’Italia da una decina di anni si limita ad osservare questo mercato con un certo scetticismo. A questo punto il problema è diventato culturale. L’Italia è ancora in grado di muoversi in modo dinamico nei mercati? Di comportarsi come hanno fatto generazioni di operatori prima di noi, quando partivano dal nostro Paese e andavano – per così dire – alla conquista di Germania, Gran Bretagna e Svezia? O siamo un sistema seduto, che si accontenta di scrivere un comunicato stampa, di aprire un sito web e di partecipare alle solite fiere? Secondo me la Cina (ma potrei dire cose simili per Brasile, Corea del Sud, India..), è la cartina di tornasole della situazione attuale del turismo in Italia. Pochi anni fa vedevo Enti e operatori (non tutti) perdere tempo a discutere di marchi o di itinerari o di dépliant, oggi li vedo perdere tempo dietro ad un blog o ad un tweet. Tutte cose utili, anzi fondamentali, se prima però abbiamo una visione e idee chiare su cosa fare nei mercati. Tornando alla tua domanda, è noto che la maggior concentrazione di “miliardari” è in Cina; in Cina non mancano davvero i benestanti, quelli che vorrebbero fare le vacanze individuali e “di qualità” come dicono gli albergatori, ma il tappo è rappresentato dalla nostra incapacità di fare marketing in Cina, dal problema dei visti (nonostante le chiacchiere) che penalizza soprattutto gli individuali, e dal poco impegno a fare le cose minime per comunicare con loro e accoglierli.

Tratto dall'intervista a Giancarlo Dall'Ara di Alberto Correra (http://albertocorrera.blogspot.it/2012/07/intervista-giancarlo-dallara-il.html)

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