mercoledì 22 agosto 2012

Turisti cinesi. Tanti e ricchi ma vanno in vacanza da un'altra parte



Ecco come l'Espresso in edicola descrive la situazione ben nota ai lettori di questo Blog: "i turisti cinesi hanno fame d'Europa. E l'Italia, che fa? Insegue affannosamente Francia, Germania e Svizzera. Non basta sfoggiare Venezia, Roma, Firenze: non più. Serve una cultura dell'accoglienza fatta di una strategia che promuova il made in Italy e di tante piccole cose: guide che parlino mandarino e cantonese, bollitori elettrici negli alberghi, negozi pronti ad accettare le credit card cinesi, personale specializzato nell'accoglienza in aeroporto.
Serve, ma non c'è. E ancora una volta è il Sistema Paese a uscirne sconfitto. (...) Le mete vicine più gettonate sono Hong Kong e Macao, seguite dai Paesi del Nordest asiatico. A spingersi sino in Europa, penalizzata da crisi e prezzo del petrolio, è un'élite: fatta soprattutto di gruppi organizzati, ma destinata ad ampliarsi e modificarsi radicalmente. I turisti che conosciamo oggi sono quelli dei viaggi mordi-e-fuggi: 10 nazioni in 10 giorni. Perché bisogna cercare di vedere tutto, e poco conta che Roma o Parigi non si possano proprio visitare in poco più di mezza giornata. Ma ci sono altri segmenti, come gli universitari cinesi in Europa, che sono 130 mila: quando arrivano i parenti, sono loro a scarrozzarli per il Vecchio Continente. Poi vanno coccolati i nuovi ricchi (il 20 per cento sul totale secondo l'Ice di Shanghai), manager che fanno affari con l'Occidente e non badano a spese. Presto decollerà anche il turismo individuale. Per ora la maggior parte dei "visitors" arriva in Europa dalle grandi città (Pechino, Shanghai, Canton), ma il boom è dietro l'angolo: il governo ha appena annunciato la creazione di 70 nuovi aeroporti in tre anni, obiettivo finale arrivare a quota 230 con una flotta di 4.700 aerei, molti dei quali trasvoleranno l'Asia. E allora: Europa sì, ma dove? Francia e Germania dominano la scena, essenzialmente per due motivi: hanno un ventaglio di collegamenti aerei diretti imbattibile (Lufthansa e Air France, con gli hub di Francoforte e Parigi) e hanno potenziato i servizi offerti dai propri consolati, abbattendo i tempi d'attesa per il visto. Ne basta uno per tutta l'area Schengen. L'Inghilterra resta fuori e rischia di pagarne lo scotto. Nella hit parade continentale l'Italia è quarta, preceduta dalla Svizzera e presto superata dalla Spagna: mentre la Fondazione Italia-Cina di Cesare Romiti svolge una sorta di "moral suasion" turistica, l'ambasciata italiana di Pechino - sotto la spinta di Attilio Massimo Iannucci - ha velocizzato le procedure, rilasciando 253 mila visti nel 2011. Pochini in termini assoluti, ma va considerato che molti viaggi pluri-destinazione toccano l'Italia con visti rilasciati da altri Paesi. L'Istat certifica poco meno di un milione di arrivi, con dati aggiornati al 2010. Quanto ai voli "long haul", Alitalia ha stretto alleanze con Air China e China Easter potenziando i collegamenti con Pechino e Shanghai, ma i competitor già programmano voli diretti per l'Europa dalle città cinesi "secondarie", saltando lunghi stop-over. L'Italia, pronostica da Londra Michelle Grant, analista di Euromonitor International, vedrà quasi raddoppiare la spesa dei cinesi in cinque anni, passando da 130,9 milioni di euro nel 2011 a 252,7 nel 2016.
L'articolo originale di Paolo Cagnan lo trovate qui:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/turisti-cinesi-chi-li-ha-visti/2189218/25

Nell'immagine Miss Mondo Yu Wenxi

Nessun commento:

Posta un commento