martedì 27 novembre 2012

Turismo rosso: la nuova frontiera del turismo cinese


Quando, in questo Blog, titolo i post "turismo rosso", il numero dei visitatori cresce sensibilmente. Non chiedetemi perché.
Provo allora a rilanciare il tema proponendovi un interessante articolo uscito da poco a firma Maria Dlolores Cabras, e anche qualcosa che ho scritto sullo stesso argomento un anno fa.
Qual è la nuova frontiera del 'turismo rosso' della Cina? Si chiede Maria Dlores Cabras, esperta di relazioni internazionali, su The Post Internazionale. "Non è la Città Proibita di Pechino, né l’avveniristico quartiere Pudong di Shanghai, non è la Xi’an incantata dell’Esercito di Terracotta dell’imperatore Qin Shi Huang e neppure la zona archeologica di Dazu con i suoi santuari rupestri. La nuova attrazione turistica cinese si trova nel punto più lontano in assoluto dalla costa, nel mezzo del polo eurasiatico dell’inaccessibilità, nella provincia autonoma dello Xinjiang.
Una terra antica che per millenni ha ospitato gli insediamenti di popolazioni giunte da ogni confine dell’Asia, dai nomadi indoeuropei alle genti di lingua iranica, turca e proto-mongola. Che la provincia nordoccidentale fosse un confine strategico non è una novità (...). In Cina tutti lo sanno: se “lo Xinjiang è perduto, la Mongolia è indifendibile e Pechino è vulnerabile”. (...)
Anche il sistema infrastrutturale è stato rinvigorito con la costruzione di 8 autostrade nazionali, 66 interprovinciali e più di 600 a livello di contea. Inoltre è stato rinforzato il sistema di comunicazione aerea, 114 percorsi di volo interni e internazionali si irradiano da Urumqi e collegano 70 città cinesi ed estere e 12 prefetture nello Xinjiang. Tuttavia, per accelerare lo sviluppo della periferia il governo centrale punta sulle risorse turistiche regionali e, strano a dirsi, più su quelle antropiche e artificiali che su quelle naturali della desolata piana desertica, che nel 2008 ha ospitato oltre 22 milioni di visitatori. L’agenzia di stampa governativa Xinhua di recente ha annunciato che Pechino è pronta a spendere circa 1 milione di dollari per bonificare l’ex sito atomico di Malan nel Lop Nur e trasformarlo in una meta di 'turismo rosso', per rispondere al crescente interesse dei cinesi “per la storia e la visita alle ex basi rivoluzionarie”.
Quale memoria storica si può ritrovare nel Lop Nur? I ripari sotterranei dai raid aerei che si snodano per mille metri di lunghezza, i laboratori, i dormitori della base nucleare dove è stata detonata la prima bomba atomica cinese nel 1964, un dato di grande importanza nazionale. Il sito dello Xinjiang era il centro focale del segretissimo Progetto 596, avviato nel giugno 1959 nel pieno della crisi sino-sovietica e che ha portato la Cina a diventare la quinta potenza nucleare. (...) A Pechino rassicurano che i programmi nucleari sono stati sospesi già dal 1996, ma gli uiguri lanciano l’allerta ai turisti e denunciano la compravendita di scorie nucleari provenienti da altri Paesi, poi sotterrate nel sottosuolo. Visto da questa provincia ferita, il costo umano della nuova frontiera del turismo rosso cinese sembra immenso.
Articolo integrale qui:
http://www.thepostinternazionale.it/mondo/cina/turismo-o-morte-nella-via-della-seta

Come già detto ho affrontato in passato il tema del Turismo rosso con un paio di post.
Eccoli:

Di “boom” del turismo rosso ha scritto, il 14 maggio 2011, Blitz quotidiano riportando i dati dei visitatori nei luoghi simbolo della rivoluzione. “A Yan’an, quartier generale del partito comunista e centro della rivoluzione dal 1935 al 1948, nel 2010 ci sono stati oltre 14,5 milioni di turisti”.  Entro il 2015, il numero dei turisti, se continua questo trend, potrebbe arrivare a 20 milioni l’anno. “E non c’è solo Yan’an tra le mete del turismo ”rosso”. Nel giorno della festa dei lavoratori, moltissimi turisti affollano Xibaipo, un villaggio nella provincia settentrionale cinese dell’Hebei, noto perchè i leader comunisti vi soggiornarono nell’ultimo periodo prima della vittoria finale. Secondo quanto ha dichiarato Kang Yanxin, vice del dipartimento del museo di Xibaipo, nel villaggio i turisti aumentano di media del 65% ogni anno” (http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/cina-turismo-rosso-luoghi-storici-comunismo-855758/).
Ma tra i luoghi del turismo rosso c’è anche Shaoshan, paese natale di Mao, dove si trova un Museo dedicato a Mao. Ci sono poi i percorsi della rivoluzione e della lunga marcia, sui monti dello Jinggangshan. Ma anche nelle grandi città non mancano proposte "nostalgiche". Agli interessati segnalo il breve video di Repubblica TV :
http://video.repubblica.it/mondo/cina-il-boom-del-turismo-rosso/71729/70013

A proposito dei comportamenti dei turisti cinesi l’Agenzia Nuova Cina riferisce che a Yan’an, quartier generale del Partito Comunista e centro della rivoluzione dal 1935 al 1948, nel 2010 ci sono stati oltre 14,5 milioni di turisti.. Il boom turistico ha consentito un ricavo di 7,65 miliardi di yuan (quasi 2 miliardi di dollari) registrando un incremento di circa il 40% rispetto all’anno precedente. (14 maggio 2011 Blitz quotidiano)

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