mercoledì 6 febbraio 2013

Turismo cinese: l'altro lato della medaglia. Un post di Cristina Girardi



Caro Prof. Le scrivo in riferimento al profilo “ticinese”  veramente molto chiaro e realistico e che credo si possa applicare anche  al turismo cinese in Europa.
Attenzione però che ciò che leggendo  appare naturale e logico nasconde in realtà delle vere e proprie “anomalie”. Mi riferisco in modo particolare alla seconda parte dell’articolo in cui viene descritto il ruolo di agenzie e di interpreti e della comodità del turista cinese di viaggiare in gruppo.
Certo anche un italiano che si reca in Cina avrà più o meno esigenze simili: viaggiare in gruppo (logisticamente più semplice), avere l’accompagnatore che può sempre fare da interprete se serve (sia italiani che cinesi non parlano molto l’inglese),  rivolgersi ad un’agenzia italiana che si occupi del visto e dell’organizzazione del viaggio grazie al corrispondente cinese, incontrare e conoscere per ogni città cinese visitata una guida cinese che parli l’italiano possibilmente (chi  bene, chi male, chi mettendo molte elle al posto delle erre, etc..). Questo è quanto ho visto io lavorando come accompagnatrice di turisti italiani in Cina.
Apparentemente, così come descritto, anche il turista cinese che si reca in Europa segue lo stesso percorso che presenta però delle differenze/anomalie:
1. le agenzie di viaggio cinesi organizzano quasi sempre i viaggi con l’aiuto di agenzie locali aperte e gestite da cinesi residenti in Europa  (di queste ne sono state aperte a centinaia  soprattutto in Germania, ma anche da noi a Roma, a Milano, a Padova etc. etc. esistono centinaia di giovani imprese cinesi che si occupano di fatto di viaggi – la sede di lavoro è spessissimo casa propria!) e so che sono davvero pochissime le agenzie ad esempio italiane che fanno da corrispondente a partner cinesi. Anzi sarebbe interessante sapere quanti operatori italiani accreditati ad operare in base all’accordo ADS  UE – CINA  di fatto riescano a lavorare con la Cina.
2. Le guide e gli accompagnatori che il turista cinese incontra in Europa sono al 99% cinesi residenti in Europa. Di questi una percentuale bassissima è ufficialmente guida o accompagnatore secondo la normativa vigente, la stragrande maggioranza è invece senza alcun titolo (legale e fiscale). Il mio osservatorio è Venezia: qui abbiamo fratelli e sorelle e cugini e mariti e mogli e amanti e lettori universitari e figli di ristoratori e studenti universitari, etc etc, tutti rigorosamente cinesi, tutti rigorosamente residenti a Venezia e zone limitrofe, tutti rigorosamente a lavorare con i turisti cinesi in visita a Venezia. Più aumentano i turisti e più cinesi/parenti arrivano a lavorare. Per non parlare delle invenzioni cinesi in materia di operatori turistici: il driver/guide, un po’ autista (di minivan), un po’ guida nelle città, fa tutto lui. Comodo ed economico: paghi 1 e hai 2! Ovviamente il driver guide è cinese e l’Europa ne è invasa.
In Cina, praticamente tutte le agenzie, ma non solo loro, dicono che in Italia / Europa nessuno sappia parlare il cinese. Che strano….di quaranta lingue straniere che si insegnano all’università di  Venezia la facoltà di cinese è quella con il maggior numero di studenti da molti anni ormai, per non parlare di tutte le altre università italiane e degli istituti Confucio sparsi per il paese e delle scuole superiori in cui si inizia a studiare questa lingua! Possibile che nessuno sappia parlare il cinese? Un’altra anomalia? A Venezia siamo in pochi, forse una decina tra guide ed accompagnatori ad essere abilitati a lavorare con i turisti cinesi, ho motivo di sostenere che il lavoro a Venezia per i turisti cinesi rappresenti il 5- 10% del nostro reddito (e l’anno scorso abbiamo avuto come presenze circa 250.000 cinesi). A Venezia si lavora con clienti di lingua inglese o spagnola o francese.
Ho già evidenziato questo in altri miei interventi ma attenzione davvero nell’affrontare questo mercato. Molti operatori turistici italiani che si sono adattati e fidati dello “stile cinese” (utilizzando driver/guide, consulenti/guide cinesi, etc. etc., che senza dubbio risolvono ogni tipo di problema inseriti come sono nel nostro tessuto turistico e commerciale) hanno però già registrato parecchi insuccessi aziendali e personali. Secondo me il turista cinese è pronto al cambiamento, riusciremo noi ad intercettarlo ed a convincerlo?
Cari saluti da Venezia, Cristina Girardi

L'esperienza di Cristina Girardi sul mercato cinese traspare chiaramente da quello che scrive. Aggiungo solo che Cristina ha curato un bel capitolo del mio nuovo libro sul mercato cinese che uscirà entro il prossimo mese di marzo.

Trovate un altro post di Cristina Girardi su questo tema qui:
http://turismocinese.blogspot.it/2012/05/turismo-cinese-attenzione-al-modello.html

Nella foto: Yao Chen, della quale ho parlato ieri

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