domenica 26 gennaio 2014

Chinese Friendly Italy: un progetto per accogliere i turisti cinesi



Intervista di Luca Zorloni (Il Giorno 28 dicembre 2013)

Milano, 28 dicembre 2013 - Un milione di cinesi. Secondo le stime degli organizzatori di Expo, verrà dall’estremo Oriente la più grande ondata di turisti di Milano 2015. Per Giancarlo Dall’Ara, docente di marketing del turismo presso il Centro italiano di studi superiori sul turismo di Assisi e promotore del marchio «Chinese Friendly Italy» per certificare strutture ricettive e luoghi di interesse aperti a Pechino, bisogna prepararsi ad accogliere visitatori diversi da quelli dei tour «mordi e fuggi».

Dall’Ara, che tipo di turista arriverà dalla Cina nel 2015?
«Dobbiamo aspettarci piccoli gruppi, turisti indipendenti che hanno comprato il viaggio via internet. Nel 2004 l’Italia è diventata una destinazione turistica autorizzata dal governo cinese. Molti di quelli che volevano visitare L'Europa e il nostro Paese sono già venuti. Troveremo quindi persone che tornano. Con una novità: il primo di ottobre in Cina è entrata in vigore la nuova legge sul turismo, che stimola il consumatore a essere consapevole del suo potere contrattuale».

Ritiene realistica la stima di un milione di visitatori cinesi per Expo?
«L’Italia avrebbe potuto puntare anche a un obiettivo più ambizioso. L’Expo di Shanghai è stato un avvenimento straordinario per i cinesi. Inoltre non dimentichiamoci che ci sono altri sei mesi in cui i cinesi potranno fare viaggi in Italia. Il problema è cosa si fa con quel milione di cinesi. Il rischio è che vengano a Expo e poi vadano a Parigi. Le Regioni hanno una grossa responsabilità nella promozione turistica».

Uno dei nodi per attrarre i cinesi è la consegna di visti. Nei giorni scorsi è stato inaugurato un centro a Pechino che assicura di evadere le pratiche in tre giorni. Cosa ne pensa?
«Mi sembra una buona notizia, l’inizio di una svolta. Però c’è un altro tema da affrontare in modo urgente ed è quello dei voli. I diretti sono pochi. Anche se oggi i cinesi hanno meno problemi a fare scalo rispetto a qualche anno fa, si rischia di perdere mercato».

Quali sono i servizi che un ristoratore, un albergatore o un negoziante deve predisporre per un turista cinese?
«Ci vogliono competenze di alto livello. È bene ricordare poi di far trovare in camera spazzolino da denti, dentifricio, un bollitore per il tè. Ma non solo. Un anno fa un albergo accolse una comitiva di quaranta cinesi. Appena iniziarono a usare lo smartphone per condividere il viaggio con la famiglia a casa, la linea wifi dell’hotel cadde. È importante potenziare i servizi digitali».

La lingua sarà ancora uno scoglio?
«Non credo, per le conversazioni più semplici ce la si potrà cavare con l’inglese. È bene però avere nello staff, o a chiamata, qualcuno che sappia parlare in modo fluente il cinese. È un’occasione per i tanti giovani sinologi delle nostre università».

Come si comportano i cinesi nello shopping?
«Una buona idea sarebbe creare piccoli eventi. Non serve molto: tè caldo, una bandierina cinese, decorazioni floreali. Alcune boutique dovrebbero anche prepararsi ad aperture straordinarie dopo cena per clienti di alto profilo. Non sprechiamo quest’occasione: dobbiamo rendere i cinesi ambasciatori del nostro Paese all’estero».

luca.zorloni@ilgiorno.net

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