mercoledì 22 gennaio 2014

Il turismo cinese è stato completamente trascurato. Ma è venuto il momento di cambiare registro.


- Il turismo cinese a Rimini e in riviera ha oggi percentuali irrisorie. Come si fa a farlo crescere? A suo parere occorrerebbe anche una cabina di regia per ottenere risultati efficaci?
- Le percentuali irrisorie della Riviera sono direttamente collegate alla politica restrittiva dei visti portata avanti dall’Italia sino ad oggi. Ciò significa che non è stato facile per i cinesi che volevano venire in vacanza da noi, avere il permesso di farlo. Nella nostra regione inoltre abbiamo percentuali modeste di turisti cinesi anche perché fino ad oggi non ci abbiamo creduto, abbiamo completamente trascurato questo mercato. Le poche cose che abbiamo fatto le abbiamo fatte senza convinzione, le solite ritualità stanche. Ma non si può lavorare così nei mercati. Comune di Rimini a parte, chi ha un sito web in cinese in regione? Pochi pionieri. E’ ora di cambiare registro. Ma ovviamente le cose non sono semplici. Dieci anni fa potevamo essere i primi, oggi invece la Cina riconosce 148 paesi esteri dove fare turismo! Dunque la strada è lunga ma non credo ci si possa permettere il lusso di non tentare di percorrerla. La politica nazionale dei visti sta finalmente cambiando ed ora ottenere un visto dalla Cina è più semplice di qualche tempo fa, poi, certo, il coordinamento è importante, ma credo che la cosa più importante sia l’impegno, il lavoro costante, la voglia di rimettersi in discussione e ritrovare quello spirito pionieristico che aveva fatto della nostra regione la Regione numero uno del turismo italiano.

Trovate l'intervista di Claudio Monti a Giancarlo Dall'Ara qui:
http://www.riminiduepuntozero.it/rimini-chinese-friendly-qualche-pioniere-ci-crede/

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