sabato 1 novembre 2014

Visti turistici: continuiamo a farci del male


Articolo di Luca Zorloni: "Il problema pareva risolto. Ci voleva un mese per ottenere un visto dalla Cina verso l’Italia, ora tre giorni. La trattativa del ministero degli Esteri con il governo di Pechino aveva spianato la strada a quel milione di visitatori dal Dragone che si aspetta nel 2015 all’Expo. Finché non si è messa di mezzo l’Unione europea. E le nuove regole per il rilascio dei visti verso i Paesi comunitari, che dal 19 maggio del prossimo anno prevedono anche la raccolta delle impronte digitali. Questione di sicurezza. Tuttavia, per i turisti cinesi è una complicazione: perché abilitati all’operazione ambasciate e consolati. Cinque quelli italiani in Cina, su una popolazione di 1,3 miliardi di individui e flussi turistici per 100 milioni di persone. «Questo implica che un cinese che vuole venire in Italia per l’Expo 2015 dovrà probabilmente prendere un volo interno solo per depositare le impronte digitali e avere così il visto», ha lamentato ieri il commissario unico dell’evento, Giuseppe Sala: «Stiamo lavorando, insieme alla Farnesina, con l’Unione europea per ritardare un po’ questa messa in atto».

Le impronte digitali però non sono il solo problema. Per Giancarlo Dall’Ara, curatore del progetto «Chinese Friendly Italy», il nodo della burocrazia è più ingarbugliato: «Bisogna affrontare il potenziamento degli uffici dei consolati in Cina. Con una gestione a mano dei visti non si va da nessuna parte, bisogna passare a quelli elettronici. Altrimenti i cinesi finiscono per andare in un altro Paese europeo per arrivare in Italia». Con il rischio che Roma si veda sottrarre visitatori dai vicini di casa. Il caos impronte interessa cento Paesi

articolo integrale qui: http://www.ilgiorno.it/milano/visti-impronte-digitali-cina-1.355874

Nessun commento:

Posta un commento