mercoledì 27 luglio 2016

Turismo cinese e Brexit



Brexit ha reso ancora più debole e poco credibile il volto UE agli occhi dei cinesi. La Cina, paese conosciuto per il suo mantenimento di un basso profilo nel contesto della politica estera, si è posizionato contro il divorzio dell’UK dall’Unione Europea. Tuttavia la messa a nudo della posizione cinese fonda le sue ragioni in questioni geopolitiche ed economiche. La prima questione riguarda l’appoggio della Cina per una maggiore coesione europea al fine di permettere in termini geopolitici un migliore bilanciamento dell’attore regionale nel contesto internazionale. L’altro motivo è dato da questioni ovviamente economiche: la Cina ha da sempre investito sulla capitale londinese sperando di avere poi una marcia in più tra gli altri paesi europei, ma il fatto che possa contare ancora su tale strategia in futuro non è più una certezza. Questo allontanamento della Gran Bretagna dall’UE, destino che ha comunque segnato i mercati europei ed internazionali, ha danneggiato il riconoscimento della tanto attesa economia di mercato cinese. Ora che l’unica vera alleata per il suo riconoscimento economico, la Gran Bretagna, si è tirata fuori e gli altri paesi, quali soprattutto l’Italia sono contrari a tale riconoscimento, poiché l’interruzione delle politiche antidumping lederebbero del tutto i settori produttivi italiani e non, quale sarà la prossima mossa della Cina?
La Repubblica Popolare Cinese ha investito molto su Londra ed ora, oltre alla leggera crepa formatasi nel legame tra i due paesi, ci si domanda quali saranno le conseguenze sul flusso turistico cinese nella capitale inglese.  In realtà la Gran Bretagna, già nell’ottobre 2015, aveva preventivamente esteso il permesso multiplo per l’entrata dei cinesi da sei mesi a 2 anni, mossa furba da parte della Gran Bretagna prima di Brexit. Inoltre, l’esclusione del Regno Unito dall’area Schengen ha reso l’impatto ancora meno doloroso per gli shopper cinesi affezionati alle grandi marche. 
Guardando ai numeri, i cinesi nel 2015 hanno speso 586 milioni di sterline londinesi. Quali saranno i numeri per il 2016? Secondo le stime del Visit Britain, il flusso turistico dei cinesi è risultato essere intorno ai 17 mila visitatori nell’ultimo trimestre del 2015, con un stima totale degli arrivi nel 2015 di 270 mila turisti. Le previsioni per il 2016 vedono invece nel primo trimestre un leggero ribasso del flusso: se nel Q1 2015 si aggirava intorno ai 42mila, nel Q1 2016 risulta essere intorno ai 35mila. Inoltre, se nel 2015 le motivazioni di viaggio sono state per lo più dovute a motivi di leisure con una durata media della permanenza di 4-7 notti, quelle del 2016 saranno sicuramente orientate al leisure, ma sopratutto allo shopping. Secondo quanto affermato da Shanghai Spring Tour e dall’agenzia online Ctrip, dopo l’esito di Brexit i turisti cinesi che hanno volato o voleranno quest’estate da Pechino a Londra sono aumentati, e la svalutazione della sterlina risulta essere il primo motivo del loro spostamento oltre oceano. 
Quali potranno essere, quindi, i riscontri per i tanto amati tour europei da parte dei cinesi?
È auspicabile che un viaggio verso il Regno Unito risulti come un ulteriore incentivo per fare shopping a Londra trascorrendo qualche notte in una capitale europea. Le procedure del visto non cambiano, cambia solo l’atteggiamento dei cinesi nei confronti del nuovo UK.
L’Italia, d’altra parte, non potrà fare molto per continuare la sua “lotta” per attrarre i turisti cinesi. La nostra penisola risulta essere ancora frammentata a livello di politiche turistiche. Ci sono troppe realtà locali e comuni che fanno promozione con la Cina, e l’unico ente turistico nazionale italiano, l’ENIT, è ancora poco presente nel coordinamento di tutte le politiche. La frammentazione territoriale italiana ha riscontri non solo interni ma anche sui mercati esteri come la Cina, e questo fattore può aiutare a comprendere la grande discrepanza esistente tra le cifre di incoming pubblicate dai vari Istituti di Ricerca italiani.
La Cina oggi ha la possibilità, ancora una volta, di giocare il ruolo di secondo garante economico mondiale e riordinare il caos europeo. Quale sarà il prossimo paese a scombussolare l’equilibrio europeo?
Le conseguenze di tutto ciò saranno chiare solo tra qualche anno.

Autore: Flavia Vassallucci





Nessun commento:

Posta un commento