domenica 18 marzo 2018

Tianjin, l'Italia in Cina


“Dal 1901 al 1943 l’Italia amministrò un appezzamento di terreno lungo un chilometro e largo cinquecento metri lungo il fiume Hai alla periferia della città cinese di Tianjin o Tientsin come veniva chiamata all’epoca questo centro sul mare che si trova a 120 chilometri da Pechino. Era il frutto dell’impegno italiano nella spedizione internazionale che fece seguito alla rivolta dei Boxer nella primavera del 1900. L’Italia contribuì con 83 ufficiali, 1882 fra sottufficiali e truppa e 178 quadrupedi e in cambio – a cose fatte – ebbe il suo piccolo posto al sole, relativo, di Cina.
La concessione italiana non era l’unica in città: ogni potenza europea aveva avuto il suo pezzetto di terra in quella che era zona franca dal 1866. C’erano così concessioni belghe, francesi, quella britanniche, tedesche, russe e perfino una giapponese. Mentre quella austro-ungarica dopo la prima guerra mondiale passò in mano all’Italia, cui era toccato il pezzetto più piccolo e disgraziato. Il terreno in riva all’Hai destinato al nostro Paese era di pessima qualità: in gran parte costituito da acquitrini e paludi. Agli ingegneri italiani toccò bonificarlo prima di costruire il moderno quartiere di una città, una città italiana in tutto e per tutto. Architettonicamente la concessione aveva un aspetto così signorile che i cinesi lo battezzarono «la concessione aristocratica». Aveva un Municipio (oggi perduto), un consolato adornato di fasci littori, una caserma (ancora usata dai militari cinesi) dedicata al sottotenente di vascello Ermanno Carlotto, la cui morte durante la spedizione internazionale ci garantì il diritto ad avere una riparazione. E poi una chiesa, uno sferisterio voluto dall’allora ministro degli Esteri Galeazzo Ciano, scuole e l’ospedale del Sacro Cuore; oltre a un reticolo di vie che, come in qualsiasi cittadina italiana, gravitavano su corso Vittorio Emanuele e piazza Regina Margherita. Intorno qualche isolato chiuso tra via Trento, via Trieste e via Fiume punteggiato di 133 eleganti villette con torretta e giardino, dove risiedeva la sparuta popolazione italiana. La colonia infatti non fu mai in cima ai pensieri dei governi di Roma, e al massimo arrivò a contare 600 abitanti italiani su un totale di poco più di 5mila. La sua storia ufficialmente finì il 10 febbraio 1947 con il trattato di Parigi, quando riconsegnammo ai nazionalisti di Chiang Kai-shek il nostro pezzetto di Cina che già dopo l’Armistizio del 1943 era de facto occupata dai militari giapponesi.”
Tratto da Qui Touring

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