sabato 23 marzo 2019

Il secolo asiatico e l'Italia



In questi giorni su TV e giornali, ma anche nei bar e tra gli amici, è tutto un gran parlare di Cina. A volte capita di sentire o di leggere analisi puntuali, altre volte si sentono cose assurde, prive di senso, che mostrano come tanti intellettuali e giornalisti abbiano davvero capito poco della Cina di oggi. 
L’Italia ha faticosamente messo a punto una intesa con la Cina, ma la parte difficile viene ora perché tutto può ancora restare sulla carta, può creare problemi a noi, o con gli alleati, o può invece offrire grandi opportunità. Ed è inutile dire che dipenderà in gran parte da noi, dai nostri governanti e dai tecnici che se ne occuperanno. Perché i cinesi su questo hanno le idee chiare e grande esperienza. 
Quello che mi sembra inaccettabile è il muro ostile degli altri paesi europei, considerato che il principale partner commerciale della Cina non sono gli Stati Uniti, ma proprio l’Unione Europea! 
Per inciso non so se avete presente Duisburg in Germania, un porto che è al centro di un massiccio piano di investimenti cinesi e dal quale partono decine di treni la settimana alla volta della Cina. 
Gli altri possono farlo e noi no?
L’Italia ha avuto un ruolo storico nella “via della seta”, e per leggere quanto importante sia stato il nostro paese nelle relazioni con l’Asia, sulla prima pagina di un quotidiano italiano, abbiamo dovuto aspettare che lo scrivesse il Presidente Xi Jinping il 20 marzo sul Corriere della Sera
Ora l’Italia può ancora, almeno in parte, recuperare quel ruolo storico, anzi deve farlo, perché non ci può essere una nuova “via della seta” senza l’Italia. Sono profondamente convinto che il nostro Paese abbia bisogno della Cina tanto quanto la Cina abbia bisogno di noi, di tante delle nostre competenze ed esperienze. Basta andare in Cina una volta per accorgersene.
So che questa tesi non è condivisa da molti, ma avendo cominciato a scriverne anni fa, posso dire che da allora non ho trovato che conferme. Se volete degli stimoli per guardare alla Cina e più in generale all’Asia con occhi diversi da quelli degli opinionisti ed esperti di Cina che vanno per la maggiore, vi invito a leggere il libro di Parag Khanna “Il secolo asiatico?”: un libro che presenta un nuovo paradigma per chi è alla ricerca di punti di vista nuovi.
"Quando nel 2100 ripenseremo all'anno in cui è stata posta la pietra angolare di un nuovo ordine mondiale a trazione asiatica, sarà il 2017. Nel maggio di quell'anno - scrive Parag Khanna - sessantotto paesi che comprendono i due terzi della popolazione e metà del PIL mondiale si sono riuniti a Pechino per il primo vertice della Belt and Road Initiative".
GD

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