giovedì 21 novembre 2019

Piangerò amaramente alla Corte di Cin



Da sempre in Cina il riferimento diretto a persone o ad eventi è considerato una “mancanza di eleganza formale inaccettabile”. Pensavo a questo quando ho letto il passo di Claude Roy (“Introduzione alla Cina”, Milano 1956), che vi propongo di seguito:

“Scen Tien-hsi (Zheng Tianxi), diplomatico del Kuomintang a Londra, racconta che nel 1938 ricevette da Nanchino un telegramma destinato al governo inglese. Il telegramma – che chiedeva un aiuto finanziario agli Inglesi – conteneva questa frase: “Piangerò amaramente alla corte di Cin”.
L’autore del telegramma e Scen conoscevano entrambi la storia cinese. Nel 505 avanti Cristo il ministro di Ciò, piangendo sette giorni e sette notti alla Corte di Cin, ottenne per il suo re l’appoggio del re di Cin. Scen sostituì la frase e scrisse: “Con urgenza faccio appello…”. Per il Foreign Office era più chiaro.”


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