venerdì 3 gennaio 2020

Il saccheggio del Palazzo d’Estate in una lettera di Victor Hugo



«[…] C'era, in un angolo del mondo, una meraviglia del mondo; questa meraviglia si chiamava Palazzo d'Estate. […] Immagini una qualunque ineffabile costruzione, qualcosa di simile ad un edificio lunare, e le comparirà dinanzi il Palazzo d'Estate. Costruisca un sogno con marmo, giada, bronzo, porcellana, lo intagli in legno di cedro, lo copra di pietre preziose, lo foderi di seta, lo renda da una parte santuario, dall'altra harem, dall'altra ancora roccaforte, vi ponga all'interno degli dei, vi ponga all'interno dei mostri, lo faccia verniciare, smaltare, dorare, truccare, da architetti che siano poeti, faccia imbastire i mille e un sogno delle mille e una notte, aggiunga giardini, bacini, getti d'acqua e schiuma, cigni, ibis, pavoni, in una parola s'immagini una sorta di sfolgorante antro della fantasia umana avente la sagoma di tempio e di palazzo, quel monumento era tutto questo. […] 
Per crearlo, era stato necessario il lento lavoro di due generazioni. Quest’edificio, che aveva l’enormità di una città, era stato costruito nei secoli, per chi? per i popoli. Poiché ciò che fa il tempo appartiene all’uomo. Gli artisti, i poeti, i filosofi, conoscevano il Palazzo d’estate; Voltaire ne parla. Si diceva: il Partenone in Grecia, le Piramidi in Egitto, il Colosseo a Roma, Notre-Dame a Parigi, il Palazzo d’estate in Oriente. Se non lo si vedeva, lo si sognava. Era una sorta di capolavoro spaventoso, sconosciuto, intravisto da lontano in non so quale crepuscolo, come una silhouette della civiltà dell’Asia sull’orizzonte della civiltà dell’Europa.
Questa meraviglia è scomparsa.
Un giorno, due banditi sono entrati nel Palazzo d’estate. Uno ha saccheggiato, l’altro ha incendiato. Sembra che la vittoria possa essere una ladra. Una grande devastazione del Palazzo d’estate è stata fatta dai due vincitori.
Si vede in tutto ciò il nome di Elgin, che ha la capacità di far ricordare il Partenone. Ciò che era stato fatto al Partenone, è stato fatto al Palazzo d’estate, in modo più completo e migliore, in modo da non lasciare niente. Tutti i tesori di tutte le nostre cattedrali messe insieme non eguaglierebbero questo splendido e formidabile museo dell’oriente. Lì non c’erano solo dei capolavori d’arte, c’era un ammasso di oreficerie. Grande sfruttamento, buon guadagno. Uno dei due vincitori si è riempito le tasche, mentre l’altro ha riempito i suoi bauli; e si è fatto ritorno in Europa, braccia basse, braccia in alto, ridendo. Questa è la storia dei due banditi.
Noi europei, noi siamo i civilizzati, e per noi, i cinesi sono i barbari. Ecco ciò che la civiltà ha fatto alla barbarie. Di fronte alla storia, uno dei due banditi si chiamerà Francia, l’altro si chiamerà Inghilterra. Ma io protesto, e la ringrazio di darmene l’occasione; i crimini di coloro che guidano non sono l’errore di coloro che sono guidati; i governi sono qualche volta dei banditi, i popoli mai. L’impero francese ha intascato la metà di questa vittoria ed oggi espone, con una sorta d’ingenuità da proprietario, la splendida paccottiglia del Palazzo d’estate.
Spero che verrà un giorno in cui la Francia, liberata e ripulita, riconsegnerà questo bottino alla Cina derubata. In attesa, c’è stato un furto e due ladri, io ne prendo atto. Questa è, signore, la quantità di consenso che io do alla spedizione in Cina.”
Victor Hugo
Lettera al Capitano Butler, 25 novembre 1861

Hauteville House, 25 novembre 1861


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