venerdì 29 maggio 2020

Hotel Shanghai, 1937



"Finchè vivono i genitori un figlio non deve viaggiare e se si mette in viaggio deve avere una meta ben definita"
tratto da Vicki Baum, Hotel Shanghai

Pubblicato per la prima volta nel 1939 "Hotel Shanghai" era stato scritto da Vicki Baum dopo alcuni suoi viaggi a Shanghai (il primo nel 1935 e poi nel 1937). 
"La città è allora divisa in tre parti: la Concessione francese, la Concessione internazionale e la Città cinese. Non occorre passaporto per arrivarci, è un grande porto franco internazionale. Si comprende perciò che attiri persone dalle più svariate provenienze ed attività: europei, russi bianchi, ebrei in fuga, americani, uomini d’affari e truffatori, avventurieri senza scrupoli, spie e operatori sanitari. Molti di essi con qualcosa da nascondere.
Il conflitto tra Cina e Giappone dura dal 1931 con incessanti incidenti che vedono la Cina costretta a concessioni territoriali. Nell’agosto 1937 il Generalissimo Chiang Kai-shek decide, senza una formale dichiarazione, la guerra totale contro il Giappone assediando Shanghai per oltre ottanta giorni.
Il 14 agosto, conosciuto anche come «il sabato di sangue», l’hotel Cathay (quasi certamente l’Hotel Shanghai del romanzo) viene raso al suolo dalle bombe e tutti gli ospiti muoiono.
In questo ambiente infuocato, premonitore della seconda guerra mondiale, Vicki Baum colloca il suo torrenziale racconto, godibile e profetico.
La prima parte dedica un capitolo alla storia di ognuno dei nove personaggi, uomini e donne (americani, cinesi, russi, tedeschi, un giapponese), tutti a Shanghai per dare una svolta al loro destino. Nella seconda parte la tumultuosa vita della città collega i nove destini fino a farli convergere nel grande albergo in cui ha luogo catastrofe finale. Il romanzo è un credibile affresco di una città torbida ed avvincente, ricca di opportunità e impregnata di morte. L’accurata ambientazione storica della Baum ci immerge con vigore nella Shanghai di quegli anni. L’umanità che guarda dalle terrazze dell’hotel di lusso gli incendi dei combattimenti sino-giapponesi rappresenta un mondo disperato, impaurito, non ancora consapevole che l’esistenza dorata nella quale si crogiola sta per finire tragicamente.
Unica supersite madame Tissaud (Annie Girardot nel film TV del 1996 diretto da Peter Patzak), «una signora bianca di capelli e di enormi dimensioni» che «apparteneva al vestibolo dell’Hotel Shanghai come una delle colonne di marmo nero, che sostenevano il lucernario. Era la voce di Shanghai, ne rappresentava tutte le chiacchiere e tutti i pettegolezzi. Era stata seduta nel vestibolo anche prima che il nuovo grande albergo fosse costruito, quando l’Hotel Shanghai era ancora un piccolo albergo antiquato, con i divani di velluto rosso. Era stata sempre lì, e sarebbe ancora lì se una delle cento piccole e grandi guerre della Cina non avesse raso al suolo la città. Nessuno sapeva da dove venisse»…«Alcuni affermavano che…avesse già abitato nella palude»…altri «che fosse la vedova di un missionario»…«altri ancora assicuravano che fosse la proprietaria di una catena di bordelli»…«Qualunque fosse la verità, Madame Tissaud sedeva nel vestibolo dell’albergo».
Ed è lì che la troviamo, viva e vegeta, nelle ultime righe del libro, dopo il bombardamento, protetta da una colonna. Ebbra di assenzio commenta, rivolgendosi ad un altro scampato: «Ecco cos’è Shanghai…I cinesi sparano sui cinesi e nessuno riesce a capire se sono stupidi o intelligenti. Io lo dico sempre, meglio un cane in pace che un uomo in guerra. Ma che cosa ci vuol fare, monsieur Scott ? “Maski” diciamo noi in questi casi. Quello che deve accadere, accade».
In Italia Hotel Shanghai (il titolo della prima edizione era Shanghai 1937) è stato ripubblicato dalle Edizioni Bookever nel novembre 2004".




Ecco cosa ha scritto di Vicki Baum Sandro Viola: “La cornice che la Baum predilesse per ambientarvi le trame dei suoi libri, furono i grandi alberghi. Cominciando nel 1929 da Menschen im Hotel, che sarebbe divenuto nelle traduzioni e al cinema Grand Hotel, proseguendo poi con Hotel Berlin, Hotel Shanghai, Weekend al Waldorf, ed altri romanzetti che avevano per fondale alberghi in montagna o in Riviera, tutti beninteso di lusso. In quelle pagine, milioni di modesti impiegati, commesse, dattilografe di tutta Europa trovarono di che immaginarsi, favoleggiare, un'altra vita. Schiere di camerieri ossequiosi, cameriere in cresta che sistemavano sul letto le vaporose camicie da notte e i pigiama di seta degli ospiti, guardaportone in cilindro e palandrana che si precipitavano ad aprire la porta delle automobili in arrivo, facchini in uniforme scura che trasportavano le otto, dieci, dodici valigie con cui una coppia approdava all'epoca in un Grand Hotel. E nelle halls, gli incontri affascinanti che cambiano un destino”.

Il primo brano è tratto da:

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