mercoledì 12 agosto 2020

Accogliere i turisti cinesi non è difficile


Giancarlo Dall'Ara: In generale io sostengo che, oggi, a differenza di qualche anno fa, non è affatto difficile accontentare i turisti cinesi, perché loro quando arrivano da noi, sanno benissimo che non sono in Cina, ma in Italia, e non pretendono di trovare servizi cinesi. A parte il bollitore in camera che è un must, sono davvero poche le attenzioni che occorre avere. Ci vuole certo una attenzione ai numeri  delle camere (come è noto andrebbe evitato il n. 4, perché è omofono di “morte”), gli standard richiesti sono quelli internazionali (nel set di cortesia, spazzolino da denti e ciabattine sono obbligatori).Ma il fatto è che se vogliamo trasformare un loro soggiorno in una occasione di marketing dell’accoglienza, per fidelizzarli e trasformarli in nostri alleati per la promozione presso le loro cerchie sociali, occorre avere qualche attenzione in più. Il problema è soprattutto culturale: più li si conosce, più si conoscono i loro comportamenti e le loro ritualità, più si è in grado di compiere quei piccoli gesti, che non sono affatto obbligatori, che però permettono loro di comprendere che noi siamo davvero accoglienti! E così si riesce a sorprenderli e a trasformare anche un semplice pernottamento in un’occasione di fidelizzazione e di promozione formidabile!
Questa che leggete è una mia risposta in occasione di una intervista che risale al 2013.
Credo che mantenga tutta la sua attualità anche ora.
Se vi interessa trovate l'intervista integrale QUI

lunedì 3 agosto 2020

"La prima moglie" e gli altri racconti di Pearl S. Buck sulla Cina



Pearl Buck cominciò a scrivere libri relativamente tardi, aveva deciso infatti di fare esperienze, conoscenze ed incontri così da poterli poi trasferire nei romanzi, nei saggi e nei racconti, assieme alle sue riflessioni sulla Cina, sull’attualità e la cultura cinese.
Nei suoi libri ambientati in Cina (altri sono ambientati in India, in Giappone, in Corea e negli Stati Uniti) si ritrovano i ritmi della società antica indissolubilmente legata a Confucio, e l’incontro tra quella cultura e gli occidentali, in particolare i missionari protestanti e le loro famiglie. 
Nei suoi libri si trovano poi quei giovani cinesi occidentalizzati, che hanno viaggiato e studiato all’estero, che non conoscono davvero la Cina perché non la amano, che non vogliono seguirne le tradizioni e la saggezza antica; e assieme a loro si trovano gli occidentali andati in Cina per conquistarla, che vivono tra di loro, che non inviterebbero mai un cinese in casa, servitù a parte, che non conoscono la sua cultura millenaria e non sanno decodificare i comportamenti dei cinesi verso i quali si sentono superiori, e che al fondo disprezzano. 
Nei suoi libri si trovano i cinesi del popolo, in mezzo ai quali Pearl è cresciuta fin da bambina e dai quali ha imparato racconti, superstizioni e tradizioni che a sua volta ripropone; si trovano i militari e i Signori della guerra, i comunisti e i nazionalisti, l’esercito giapponese occupante, le battaglie e le guerre vissute da vicino, e dalle quali più volte dovette fuggire.
Nei suoi romanzi Pearl Buck trasferisce impressioni e ricordi dei tanti incontri che ha avuto con letterati e politici, e con gente semplice, umili contadini, pescatori, studenti, persone di servizio, assieme ai viaggi in America e le visite ai parenti, le case dove ha abitato, traslochi compresi, e soprattutto i suoi legami familiari con la madre, il padre, il mondo delle missioni in Cina.  
Dei suoi 44 romanzi il più famoso è “La buona Terra”, primo di una trilogia che  - assieme a “Stirpe di Drago” e “La famiglia dispersa” - racconta le vicende della famiglia Wang dalla vita contadina, umile e patriarcale, al riscatto. Universalmente riconosciuto come il capolavoro di Pearl S. Buck, le diede una notorità internazionale.
Segnalo di seguito qualche altro titolo: La prima moglie” un racconto potente che descrive l’impatto che ebbe l’arrivo dello stile di vita occidentale nella Cina legata ai valori tradizionali. Giustamente definito un capolavoro, lo trovate in “Vento dell’est: vento dell’ovest”, pubblicato da Mondadori. 
Cielo cinese” è il racconto di una storia d’amore tra due medici americani in un ospedale di una piccola cittadina cinese continuamente bombardata dai giapponesi e difesa da guerriglieri cinesi. In parte il libro riecheggia le vicende raccontate nel classico della letteratura cinese “I Briganti”, tradotto in inglese dalla stessa Buck con il titolo “All men are Brothers”.
Peonia” un romanzo affascinante che racconta la vita dei discendenti degli ebrei giunti in Cina prima dell’anno mille. La vicenda si svolge all’interno della famiglia Ezra, a Kaifeng, dove la prima Sinagoga fu costruita nel 1163. Peonia è la schiava cinese innamorata di David che è combattuto tra desiderio di accettazione da parte della società, e quindi di assimilazione, e obbligo di continuare la tradizione ebraica. 
Angelo guerriero” è la storia di suo padre, e della sua “chiamata” missionaria un Cina dove visse per più di mezzo secolo, e dove morì a 80 anni. Animo forte e battagliero e al tempo stesso mite e felice di donare tutto il proprio tempo al suo credo, girò la Cina in lungo e in largo, spesso da solo. 
L’esilio” che racconta la vita di sua madre cui fu sempre molto legata. E’ il suo primo libro scritto, anche se non fu il primo ad essere pubblicato, ed è quello che quando lo lessi, molti anni fa, mi piacque di più.
Qui trovate un mio post nel quale riprendo una pagina della sua autobiografia 
E qui infine un mio post dedicato ad uno dei suoi romanzi scritti sulla Corea 
GD


1972. Questa la risposta dell'Ambasciata cinese in Canada alla richiesta che Pearl S. Buck , all'età di 79 anni, fece di poter visitare la Cina, paese nel quale aveva vissuto oltre metà della sua vita, e nel quale era la tomba di suo padre.

lunedì 27 luglio 2020

2020 anno Italia-Cina. Cosa abbiamo perso?

                                             Angela Baby, 102 milioni di followers su Weibo

2020, anno del turismo Italia-Cina. Cosa abbiamo perso?
Il professor Giancarlo Dall'Ara inquadra la situazione.
(...) In Cina ci sono borghi europei che hanno bucato lo schermo grazie a proposte uniche. E' il caso di Momchilovtsi, un villaggio bulgaro di 1.200 abitanti famoso per uno yogurt che renderebbe più longevi. In Cina il nome del borgo è diventato un marchio! Molto interessante è anche il caso di Kidlington, un villaggio nell’Oxfordshire diventato meta turistica senza avere nessun grande attrattore e senza campagne di comunicazione, ma semplicemente proponendo il vero stile di vita di un borgo inglese(...)
Relativamente al tema social media, in Italia da qualche tempo l’attenzione è tutta incentrata su WeChat, che per anni è stato leader. Può essere importante però sapere che in Cina i social media tra i quali scegliere sono almeno una dozzina, e WeChat pur essendo ancora leader in termini di utilizzo (1 miliardo di utilizzatori) non lo è più in termini di innovazione. Si pensi al fenomeno TikTok/Douyin e alla galassia dei social che hanno funzioni simili. WeChat è importante ma posizionarsi sui social meno affollati dai concorrenti può essere vincente.

Articolo integrale qui
https://www.informazionesenzafiltro.it/2020-anno-del-turismo-italia-cina-cosa-abbiamo-perso/

domenica 26 luglio 2020

Una foglia nella tempesta




Da tempo sto cercando di fare riscoprire, e in qualche caso fare conoscere, autori che hanno scritto sulla Cina, che sono caduti nel dimenticatoio, ma che meritano invece di essere letti, perché sono ancora in grado di dare un contributo alla comprensione di un popolo e della sua cultura, assai di più di altri oggi osannati, e al confronto davvero modesti.
Con questo spirito torno a parlare di Lin Yutang e di due suoi romanzi.
Momento a Pechino” (876 pagg. Bompiani) è a mio parere il suo capolavoro, anche se l’autore lo presenta mantenendo un profilo molto basso e limitandosi a dire che non è “l’apologia della vita cinese”,  né “la glorificazione dell’antico modo di vivere”, ma piuttosto una “storia di come uomini e donne siano cresciuti e abbiano imparato a vivere gli uni con gli altri”. “Quelli che altrove son secoli, scrive Lin Yutang, non sono che brevi momenti a Pechino”.
Se volete saperne di più su questo libro ecco un post.
Una foglia nella tempesta” (570 pagg. Bompiani 1955), è la continuazione, la seconda parte di quell’opera meravigliosa che è “Momento a Pechino”, ambedue reperibili purtroppo solo nei mercatini e nelle piattaforme dell’usato.
I due libri assieme raccontano la storia della famiglia Yao dagli ultimi anni della Dinastia Qin alla seconda guerra mondiale. I personaggi più riusciti sono quelli femminili, Magnolia, Mannia, Paofen, Suyun... e grande protagonista di “Una foglia della tempesta” è Malin (che cambierà il suo nome in Tanni) che si divide tra l’amore per Yao Poya e l’amicizia per Lao Peng nello scenario della guerra contro gli invasori giapponesi.
Complessivamente dunque la descrizione delle vicende delle diverse generazioni della famiglia Yao è un’opera di quasi 1.500 pagine alcune delle quali davvero straordinarie, ricche di riflessioni sulla cultura, la religiosità, la superstizione, le ritualità, i modi di dire, i riferimenti ai classici, e soprattutto regole di comportamento che sembrano di un altro mondo, ma che invece sono parte integrante della cultura millenaria del popolo cinese, e che ancora oggi in gran parte sopravvivono, sottotraccia o con manifestazioni diverse. 
Per questo suggerisco la lettura di questi due romanzi anche a chi è interessato alla società cinese di oggi e a chi si occupa di relazioni con i cinesi.
GD

giovedì 23 luglio 2020

Il turismo cinese verso la fase due



Il turismo cinese si sta avviando verso la “fase due” da quando gli operatori turistici sono stati autorizzati ad organizzare viaggi di gruppo, dapprima all’interno dei confini provinciali ed ora anche verso altre province.
La prima fase ha visto oltre 250 mil di turisti cinesi in viaggio (in occasione delle festività dell’1 maggio, poi di Qingming a metà aprile, e più di recente per la festa delle Barche drago), in gran parte verso mete vicine, per soggiorni brevi. 
Ora le decisioni governative di aprire i confini delle province per il turismo di gruppo nelle aree del paese a basso rischio, a condizione che i turisti possano dimostrare il loro stato di buona salute, e utilizzino mascherine e disinfettante (assieme al limite del 50% della capacità per le attrazioni turistiche), hanno impresso una nuova spinta al settore del turismo, in grande difficoltà anche in Cina.
Ma se per conoscere lo stato del turismo interno bisogna aspettare i primi dati relativi alla stagione estiva, per avere le prime indicazioni utili relativamente al turismo outbound, che è quello che può riguardarci direttamente, bisognerà aspettare l’1 ottobre: festa nazionale con 7 giorni di ferie. L’impressione, o la speranza, è che finalmente anche il turismo verso l’estero segnerà una ripresa. In tal caso a beneficiarne saranno soprattutto i paesi vicini alla Cina, ma se le condizioni lo permetteranno, potrebbero esserci scenari più interessanti, perché il desiderio dei cinesi è di riprendere a viaggiare anche verso rotte più lontane. Al momento è presto per fare ipotesi; certo è questo il momento di lavorare per posizionarsi come meta innovativa e sicura, e raccogliere così, quando le condizioni generali lo permetteranno, i risultati che gli operatori italiani si attendono. 
Non ci sarebbe bisogno di sottolinearlo, ma si può occupare la posizione di “meta sicura” non solo con le attività di comunicazione, ma intervenendo su servizi e proposte.
D'altronde gli interventi sul prodotto sono quelli necessari se non si vogliono tradire le aspettative dei turisti, dei lavoratori dell’industria del turismo, e anche, naturalmente, dei residenti.
Giancarlo Dall’Ara